Un ciglione e mezzo – terza parte

Un ciglione e mezzo di momenti – terza parte

Buona notte – Milano, 4 ottobre 2016

Sono felice che Isabella sia tornata a casa. La sua camera d’altronde è sempre rimasta lì per lei. Mia figlia ha da poco terminato l’università, ora mi toccherà chiamarla dottoressa. La sera mi aiuta a infilare il pigiama e mi rimbocca le coperte…in fondo, quante volte l’ho fatto io quando era piccola? Mi ha persino regalato un letto nuovo. E’ di ultima generazione, viene dalla Germania! Questi tedeschi, ne sanno una più del diavolo.

Dario spesso confonde Pilar con nostra figlia Isabella: questa cosa mi fa tenerezza. Adesso fa fatica a muoversi e ho chiesto un consiglio al nostro medico. Ci hanno consegnato un letto telecomandato, con un materasso speciale.
Isabella mi ha comprato un letto singolo e lo abbiamo messo accanto a quello nuovo di Dario. Non sarà la stessa cosa, ma gli sarò accanto.
All’inizio Dario non ne voleva sapere del nuovo letto, ma Pilar gli ha spiegato e mostrato quanto fosse speciale: “Ultimo modello, lo fanno in Germania!”. Chissà come, ora ne è orgogliosissimo e lo mostra a tutti i nostri cari quando vengono a trovarci.

E tu non ridere – Milano, 19 dicembre 2016

Chissà cos’hanno mia moglie e mia figlia da ridere tanto…mah?

Non ridevo così tanto da più di anno. Anche Pilar ha riso fino alle lacrime. Questa sera eravamo seduti in salotto a vedere RAI 1. Durante le feste la normale programmazione è sospesa, e in onda dopo il telegiornale c’è Techetechete, una rassegna di vecchi spezzoni RAI. Il momento clou è stato quando hanno trasmesso un segmento di Pronto Raffaella, il programma di metà anni ’80. Avevo dimenticato il gioco dei fagioli!
“Dario, guarda, il gioco in cui bisognava indovinare quanti fagioli c’erano nel vaso. Ricordi?” Ingenuamente, gli ho chiesto: “Ma secondo te, quanti erano…quanti erano i fagioli?”
Mio marito ci ha pensato un attimo, serio, e ha risposto serafico: “Mah, un ciglione, un ciglione e mezzo”. Lo so molto bene, il neurologo me l’ha spiegato: si tratta di un ulteriore aggravamento. Eppure…eppure non sono riuscita a trattenere una sana e dolce amara risata. E’ qualche mese ormai che le sue risposte non sono più coerenti. Lui però è convinto di rispondere a tono. O almeno, così sembra. Il termine tecnico è afasia fluente. Ho immaginato (e forse è successo davvero, o così mi piace pensare) che Dario si girasse verso di me e replicasse ironico: “Anna, citando Gaber, E tu non
ridere!”.

A tavola, parte seconda – Milano, 12 gennaio 2017

Il profumo è invitante. La consistenza non saprei dire, non ci scommetterei. Il sapore sicuramente non tradirà il palato. Quando Anna e Isabella preparano la cena, non posso proprio lamentarmi. Mia figlia ha persino affinato le sue doti culinarie. Come si dice, l’allievo che supera il maestro!

Il giorno di Natale, Isabella è venuta a pranzo da noi. Forse Dario non l’ha riconosciuta, ma ha gradito la sua allegra presenza. La tavola era apparecchiata in modo semplice: la solita tovaglia natalizia ed una sola posata, per non confondere Dario su quale fosse quella giusta da usare. Ora è necessario tagliargli il cibo in piccoli pezzi, perché gli vanno di traverso.
A un certo punto Dario si è messo a cercare di prendere le bacche degli agrifogli stampati sulla tovaglia, arrabbiandosi molto di non riuscire nell’intento…
Isabella, in un battibaleno, ha sostituito la tovaglia di Natale con un’altra, a tinta unita e Dario si è calmato. Brava Isabella. Che bello averti con noi. Ogni momento di serenità è prezioso.

Stanze di vita quotidiana – Milano, 16 aprile 2017

Io e Dario acquistammo questa casa nel 1975. La pagammo 34 milioni di lire. Abbiamo ristrutturato due volte, imbiancato ogni cinque anni, cambiato tre volte la serratura principale, sostituito gli infissi, montato le zanzariere ed eseguito altri piccoli lavoretti. Dario ha sempre amato il fai da te (non che ci fosse molto portato a dirla tutta). Negli ultimi 18 mesi invece ho dovuto reinventare casa nostra. Vivo in una casa senza specchi, il grande orologio a cucù in soggiorno non scandisce più lo stesso tempo che scandiva prima (chi conosce più ormai i cosiddetti orari normali?), la cucina è praticamente sotto chiave (sarebbe troppo pericoloso lasciare coltelli e simili a portata di mano), il letto matrimoniale è dotato di spondine, una ragazza peruviana di 26 anni dorme nella camera che una volta era di nostra figlia, in ogni angolo della casa è presente un corrimano e una luce notturna di segnalazione, il tavolo da pranzo è costantemente colmo di cartacce varie (ad uso esclusivo dell’affaccendamento di mio marito).
Insomma, non riconosco più nemmeno una stanza.
Una vicina mi ha detto: “Mi dispiace signora”.
Le ho risposto: “Di cosa?”.
Sì certo, non è facile la nostra vita. Ma è la nostra vita. Mia e di Dario. Cerco di godermi ogni minuscolo istante in cui mio marito, è ancora mio marito. C’è ancora…lo sento. Ieri sera, prima di addormentarsi, mi ha detto:“Buona notte mamma”.
Ho risposto: “Buona notte, figlio mio”.

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