Un ciglione e mezzo – seconda parte

Un ciglione e mezzo di momenti – seconda parte

Chi è quel signore nello specchio? – Milano, 25 marzo 2016

Poco fa mi è toccato litigare con un bell’imbusto. E dire che non sono mai stato un tipo litigioso. L’unico diverbio acceso l’ho avuto da ragazzo fuori dal Meazza; una lite con un casciavit rossonero. Sono ancora fuori dalle grazie…Lo sguardo di sfida di quel tizio non riesco proprio a dimenticarlo. Che gente!
Mia moglie Anna come sempre è riuscita a farmela passare: ha messo un vecchio disco, e non ho più pensato a quell’attaccabrighe. Ah ma se lo ribecco…

Ormai nel condominio tutti si sono accorti che Dario è malato. Non provo nemmeno più a evitarli, i vicini di casa. Quando prendiamo l’ascensore è sempre un momento imbarazzante per me. Quel dannato specchio…
Oggi, salendo ha visto la sua immagine riflessa, ma non si è riconosciuto: ha visto un chissà chi, un poco di buono. No, non cerco più di convincerlo del contrario.
Una volta a casa, ci siamo seduti sulla poltrona, io sul bracciolo, ad ascoltare un vecchio disco. “Per un basin mi su no ma quela sera, avria dà la vita intera…”. Canta, e una piccola lacrima gli solca il viso. Dario caro, almeno in questo momento, sei proprio tu!

Bagno o doccia? – Milano, 5 maggio 2016

No, non odio lavarmi. Semplicemente detesto farlo quando non ho voglia, e soprattutto quando l’ho appena fatto! E poi si sa, è sabato il giorno dedicato al bagno! Me lo diceva sempre anche mia mamma: “Dario, il bagno lo si fa il sabato, punto”.
Invece quella stupida dell’amica di mia moglie ha insistito tutto il pomeriggio perchè lo facessi proprio oggi. Non capisco il perchè…e non capisco perchè, nel caso, debba avere del pubblico non pagante! La cosa che proprio non digerisco è il fatto che a mia moglie vada bene questa storia. Mah…
Infine, ma più importante, odio fare la doccia! Preferisco un bel bagno caldo.

La malattia progredisce e Dario è sempre meno autonomo. Dal bagno ho fatto sparire tutti gli oggetti pericolosi: ho nascosto la colonia perché potrebbe berla o farla cadere e ferirsi. Il suo amato rasoio? Quello è al solito posto, ma ho tolto la lametta. Spesso di notte Dario si alza e, come se fosse mattina, va in bagno a farsi la barba. Pensa di dover andare a lavorare.
Quando deve lavarsi iniziano i guai:impreca, spinge, urla. Pilar mi ha spiegato che non dobbiamo insistere quando non vuole fare un cosa, ma provare ad aspettare e riprovarci durante il corso della giornata. Ha ragione: funziona.

La postazione di lavoro – Milano, 24 luglio 2016

Non ho mai lavorato così tanto! Passo le mie giornate a esaminare una pratica dopo l’altra. Il problema è che i miei colleghi sono un disastro: ogni documento presenta qualche problema. E chi ci deve mettere una toppa? Esatto, il sottoscritto. Ai miei tempi, all’ufficio centrale delle Poste, era impensabile questo livello professionale. I giovani d’oggi invece pensano che il lavoro sia un gioco. Sotto il naso avrò un centinaio di fogli, tutti da catalogare e vidimare. Mi toccherà fare gli straordinari anche stasera. Spero che Anna non si lamenti troppo…

Da quando è andato in pensione, Dario ha sempre usato la camera di Isabella per sé: il suo studio, diceva. I conti di casa, la lettura del Corriere, la corrispondenza…
Ora però c’è anche Pilar, e lui mette le mani dappertutto: fruga nei cassetti, nasconde gli oggetti, mette in disordine. Mi ripete spesso: “Tusa mi gu de ‘nda a laurà”. Il medico mi ha spiegato che vuole sentirsi utile, attivo…vivo!
Pilar ha preparato una scatola con tutte le cose che ama: vecchi timbri postali, fogli di carta intestata, la calcolatrice, il Corriere, le lettere ricevute. La scatola “magica” passa dalla cucina al salotto, dove serve. Dario ci passa le ore con il suo “nuovo lavoro”. Mi sembra ancora di vederlo dietro la sua scrivania.

Meglio una corsa in tram – Milano, 2 settembre 2016

Milan l’è on gran Milan! E in tram, un gamb de legn di quelli di una volta, è ancora meglio. Così stamattina ho deciso che avrei fatto un bel giro per la mia Milano.
Mia moglie dormiva ancora, e ho deciso di lasciarla riposare. Al suo risveglio, avrebbe trovato le brioche al pistacchio che le piacciono tanto. Le vende un prestinè vicino a piazzale Accursio. Una volta il 19 passava da quelle parti…solo che non mi ricordavo bene dove fosse la fermata. Ho chiesto ad alcuni passanti, ma non mi sono stati di aiuto. Alla fine mi sono dovuto incamminare da solo. La lunga passeggiata mi ha sfinito, e non ho trovato neanche il prestinaio; ma ho incontrato un signore molto gentile che mi ha riaccompagnato fino a casa sulla sua auto.

Questa mattina Pilar è uscita prestissimo per delle commissioni. Ci siamo salutate, ho chiuso la porta e sono tornata a letto: Dario stava riposando. Quando mi sono svegliata però, Dario non c’era più. La porta l’avevo chiusa, ne sono certa, ma ho lasciato le chiavi nella serratura!
Ho chiamato Isabella e Pilar che lo hanno cercato qui in zona. Io ho preferito rimanere qui, speravo ritrovasse la strada di casa. Un’ora che è sembrata un secolo. Poi il suono del citofono: un signore molto gentile lo ha visto spaesato e lo ha riportato a casa.
Mi ha raccontato che era confuso, e fortunatamente ha notato una targhetta con i suoi dati e l’indirizzo di casa, che da qualche tempo porta al polso. Il dottore lo diceva che sarebbe potuto capitare.

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