Un ciglione e mezzo – prima parte

Un ciglione e mezzo di momenti – prima parte

Il caffè della mattina – Milano, 21 settembre 2015

La mie giornate sono scandite da poche e semplici cose: l’aroma del primo caffè della mattina, il sapore del burro spalmato sul pane, il Corriere della Sera fresco di stampa, il pennello da barba che mi attende sul lavabo.
Il caffè amo sorseggiarlo sulla mia poltrona gialla. La comprai ad un mercatino delle pulci in viale Espinasse….credo fosse il ’68. Davanti alla poltrona c’era anche un grande tappeto persiano. Dico c’era, perchè da qualche tempo non c’è più. Quando chiedo a mia moglie Anna dove sia, risponde seccata, “E’ in lavanderia, andava lavato a secco. Lo sai, non chiederlo tutte le mattine!”.
Povera, mi sa che sta perdendo qualche rotella. Lo avrò chiesto al massimo 2 o 3 volte. Non voglio farglielo pesare però.
Daltronde anch’io non sono facile. A volte perdo le staffe per un non nulla. Me ne rendo conto subito e abbasso il tono della voce…
NO, il ’78!! Sì, si, la poltrona l’acquistai nel 1978. In viale Espinasse. Non nel ’68 ma nel ’78.

Da qualche tempo qualcosa in mio marito Dario sta cambiando. Ultimamente trovo sia particolarmente stanco e distratto. Spesso mi ripete le stesse domande o non si ricorda dove mette le cose.
Ho dovuto togliere il suo amato tappeto perché continuava ad inciamparci.
Mi sento in colpa perché è un caro ricordo e perché gli ho detto una bugia. Spero che non lo cerchi più.

Le pillole rosse – Milano, 22 ottobre 2015

Assieme al caffè mia moglie mi rifila delle dannate pillole. Sono 3, tutte differenti. Quelle rosse hanno un saporaccio, sembrano delle rape andate a male.“Sono per il colesterolo, prendile e mùchela”.
Ho resistito nascosto sotto il letto al bombardamento del ’44, cosa potrà mai farmi un po’ di colesterolo alto?Mah…Spero che questa menata finisca presto.
Pillole a parte, non posso proprio lamentarmi di mia moglie Anna. Mi fa trovare sul servo muto gli abiti per la giornata: pantaloni, camicia, calze e mocassini. Si dimentica cintura e cravatta; sa che non riesco a fare a meno della cravatta. Vabbè, magari gliela ricordo domani, per oggi soprassiedo. Povera Anna, fa già tanto per me.

La nostra vita ha subito diversi cambiamenti. La diagnosi di Alzheimer ha cambiato molte cose. Non tutto, ma certo le cose non sono più le stesse. Dario ogni mattina deve assumere una terapia: mi è stato spiegato che non si tratta di una vera e propria cura, ma di qualcosa che lo aiuterà il più possibile a stabilizzare la sua attuale condizione. Lo aiuterà nell’attenuare ad esempio gli sbalzi di umore. So che l’uomo che a volte urla e perde le staffe non è il mio Dario.
I dottori mi stanno spiegando molte cose, tutte nuove per me. Per dirne una: aiutarlo a vestirsi, non significa soltanto preparargli gli indumenti, ma anche sottrargli quegli abiti, come le cinture e le sue amate cravatte, che risulterebbero difficili o che potrebbero rappresentare un impedimento.

A Tavola – Milano, 23 dicembre 2015

Ho dovuto accompagnare mia moglie dal dottore. No, non sta male, giusto una visita di controllo. Sono entrato con lei nello studio del dottor….dottor…non ricordo, qualcosa a che fare con gli insetti. Comunque sia, quella specie di dottor Kildare invece che visitare mia moglie, ha perso un sacco di tempo a parlare con me. Ma poi che domande sciocche.
“In che mese siamo? Quando è nato? Sua moglie come si chiama?” Bah, ciarlatano incompetente. Tanto mi ha fatto innervosire con le sue stupide domande che mi sono confuso. Invece che dire dicembre, ho detto settembre. Capirai la tragedia. Meno male che in tarda mattinata siamo tornati a casa….Per pranzo Anna mi ha preparato il piatto della mia infanzia: maccheroni con tonno e melanzane.
Me lo cucinava mia mamma ogni volta che mi portava dal dottore per qualche puntura. Che bontà. Ecco! Mosca. Dottor Mosca. Vorrei aiutare Anna a cucinare, ma ultimamente, non saprei dire da quanto, la cucina e i fornelli per me sono territorio proibito.

La visita dal neurologo non è andata bene. Dice che la malattia sta progredendo in fretta. Il mio Dario adorava cucinare, era anche molto bravo. Purtroppo gliel’ho dovuto impedire. Il mese scorso per poco non ha mandato a fuoco la cucina; aveva dimenticato sul fuoco il pentolino col sugo.
Invento ogni giorno una scusa: “no, grazie, non mi serve aiuto…e poi tu sporchi sempre la cucina. Faccio io!” Mi fa sentire così male.

Pilar – Milano, 15 febbraio 2016

Oggi a pranzo mia moglie ha invitato una sua amica. Non mi pare di averla mai vista prima. Non è nemmeno italiana.
“Sono del Perù signor Lombardi. Come sta oggi?”
“Non c’è male.”
“Sua moglie mi ha invitato per pranzo…per lei va bene?”
“Si si”.
In realtà un pò me giren i ball…Non mi piace avere gente a casa. Non mi è mai piaciuto. Non mi sento libero di poter fare o dire quello che voglio. Non che debba fare o dire chissà che, ma nel caso volessi, non potrei. Vabbè, spero almeno sia un pranzo veloce. Ora che la guardo bene, oltre che non essere italiana, sembra quasi una ragazzina. Mi sembra strano che siano amiche. Mah…

Ho dovuto chiedere aiuto a un’agenzia di oss/asa; sono operatori specializzati nell’aiutare persone nella nostra situazione. Da sola era diventato impossibile gestire Dario e anche le incombenze domestiche. La ragazza che mi hanno mandato si chiama Pilar, viene dal Perù e ha 24 anni. E’ molto giovane, ma sembra carina e gentile. Quando la condizione di Dario si aggraverà, resterà anche per la notte. Potrà dormire nello studio (ci vorrà un attimo a renderlo accogliente: una volta era la cameretta di nostra figlia Isabella. In cantina ci sono ancora il suo vecchio letto, cassettiera e comodino). Sono fiduciosa: con l’aiuto di Pilar le cose saranno più facili. Per me e per il mio Dario.

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