Sono ancora io?

Sono ancora io?

L’ambiente che ci circonda, nella più ampia delle sue accezioni, non è rappresentato soltanto dall’ambiente costruito, ma include anche aspetti culturali ed ancor più sociali e relazionali. Soprattutto nel caso degli ambienti di cura dedicati ad accogliere persone con demenza, l’ambiente sociale assume un ruolo di primaria importanza in quanto racchiude tutte quelle relazioni interpersonali che arricchiscono e sostengono la persona con demenza, ma anche aspetti quali l’affermazione di sé, della propria identità e del proprio ruolo sociale.  

Riallacciandoci al tema affrontato questo mese da Genera, il mondo femminile, condividiamo una riflessione sulle donne con demenza e sull’importanza di incentivare negli ambienti per la cura la possibilità di esprimere la propria identità, anche quando sopraggiunge il decadimento cognitivo dovuto all’insorgere della Sindrome di Alzheimer. 

Gli abiti, gli accessori, i gioielli, il trucco, etc.. sono tutti elementi che definiscono la nostra identità ed il nostro modo di essere, come ci presentiamo agli altri e quale immagine di noi stessi vogliamo mostrare. Questo vale sia per il mondo femminile che per il mondo maschile. 

Diversi studi sulla demenza riportano un crescente interesse per il ruolo che ricoprono alcuni oggetti nel sostenere l’identità delle persone. Se pensiamo al mondo femminile, un accessorio come la borsa racchiude un mondo infinito legato all’identità della persona, alle proprie abitudini, gusti, preferenze. Gli oggetti all’interno delle borse delle donne forniscono indizi su vari aspetti della loro identità, dando una ‘fotografia del proprietario’ in un particolare momento nel tempo. Le borse contengono diversi oggetti che forniscono una prova letterale di identità, così come vari oggetti funzionali che forniscono risorse per affrontare qualsiasi evento nel corso della giornata. Le borse spesso sono state descritte come una ‘estensione del sé’ o un ‘kit di identità’Sono significative per l’identità della persona in termini di aspetto, per l’immagine che trasmettono, per la loro relazione incarnata con chi li indossa e gli oggetti che vi sono contenuti. Questi, possono aiutare le persone con demenza a raccontare la loro storia e ad esprimere chi sono, anche a fronte di una comunicazione verbale compromessa. Alcune donne con demenza che abbiamo incontrato, tenevano nelle loro borse oggetti come fotografie, biglietti di auguri e lettere che suggerivano connessioni con le loro vite precedenti, così come oggetti più funzionali come trucchi o riviste. Diverse donne tenevano lana da maglia e ferri nelle loro borse, anche se non lavoravano più a maglia, perché fare vestiti era stata una parte importante della loro vita quotidiana e della loro identità. 

Ma allarghiamo un po’ lo sguardo e pensiamo, per esempio, ai gioielli: durante il nostro lavoro di designer e ricercatori abbiamo incontrato donne con demenza che con grande orgoglio ci mostravano i loro gioielli, che accuratamente sceglievano e indossavano ogni mattina. Una di loro, addirittura, non usciva di casa se non aveva scelto la parure da indossare quel giorno. Probabilmente erano pezzi di bigiotteria, ma non era il valore economico l’aspetto importante: era il valore affettivo e la soddisfazione negli occhi di quelle donne che ancora sfoggiavano ed esprimevano la propria identità attraverso quegli accessori, la cura per la propria persona e il proprio aspetto, anche in una fase della vita in cui il decadimento cognitivo impediva loro di esprimersi correttamente, di ricordare eventi, date, volti o di svolgere le attività quotidiane in autonomia. 

Spostandoci dal mondo femminile, anche in quello maschile il meccanismo è il medesimo: un orologio (anche non funzionante), un capello di tweed (che non è necessario per il calore), una pipa senza tabacco, etc. possono suscitare sentimenti di sicurezza e normalità, e permettere alle persone di raccontare e condividere la propria identità con gli altri, al di là del valore letterale di questi oggetti.  

 

La ricerca supporta, quindi, un crescente riconoscimento del significato degli oggetti materiali nella cura della demenza. Oltre ad utilizzare gli oggetti come strumenti per le attività terapeutiche, le persone affette da demenza dovrebbero essere sostenute a mantenere gli oggetti di uso quotidiano – comprese le borsette o i gioielli – negli ambienti di cura. Va riconosciuto il valore degli oggetti nel mantenere legami significativi e nel permettere alla persona di mantenere la propria identità, anche quando la demenza progredisce e il mondo diventa sempre più estraneo e non familiare, ponendo l’accento sulla Persona, invece che sulla malattia 

Breve bibliografia

Buse, C., & Twigg, J. (2014). Women with dementia and their handbags: Negotiating identity, privacy and ‘home’through material culture. Journal of aging studies, 30, 14-22. 

Jones, G. M. (2004). The loss of meaningful attachments in dementia and behavioural stage-specific implications. Care-Giving in Dementia V3: Research and Applications, 3, 256. 

Kitwood, T. M. (1997). Dementia reconsidered: The person comes first. Open university press. 

Nippert-Eng, C. E. (2008). Home and work: Negotiating boundaries through everyday life. University of Chicago Press. 

Parkin, D. (1999). Mementoes as transitional objects in human displacement. Journal of Material Culture, 4(3), 303-320. 

Contributo di Lab.I.R.Int, il laboratorio di innovazione e ricerca sugli interni del Politecnico di Milano

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