La relazione nei servizi per gli anziani

La relazione nei servizi per gli anziani

Secondo gli esperti mondiali di politiche demografiche, nel 2050 per ciascun bambino si conteranno quasi quattro bisnonni. L’invecchiamento complessivo della popolazione è ogni giorno più tangibile, soprattutto in Italia, dove gli over 65 sono sempre più numerosi e sempre più bisognosi della compagnia, delle cure e dell’assistenza che la famiglia moderna non sa più garantire. Le misure prese dalle istituzioni pubbliche non sembrano essere        sufficienti, quindi si stanno diffondendo sempre di più strutture private per offrire soluzioni innovative.

È possibile oggi imparare ad invecchiare bene?  Seneca, in un suo famoso    scritto, diceva che  «la vecchiaia sorprende gli uomini quando nello spirito non sono ancora cresciuti, e li coglie impreparati ed inermi».

Durante il ciclo vitale dell’uomo esistono degli apprendimenti necessari per un maggior benessere, legati alla piena realizzazione di sé e delle proprie personali capacità e quindi, anche nell’età anziana, si deve mirare alla continua evoluzione, riconoscendo la voglia di crescere, esplorare il mondo, coltivare interessi, innamorarsi, conoscere, ecc.

Sono innumerevoli le pubblicazioni e gli studi che parlano di pedagogia dell’invecchiamento che ha come fine pedagogico quello di dare un accompagnamento educativo alla persona ad ogni età, mettendola nelle condizioni favorevoli per esprimere le proprie potenzialità, in quanto l’uomo, durante tutto il corso della sua vita, modifica continuamente i propri schemi cognitivi, le emozioni, il ruolo, le aspettative, le attività, le competenze, il corpo. L’educazione alla vecchiaia, quindi, si configura come nuova frontiera pedagogica, che risponde con specifiche forme e modalità educative ai bisogni e alle richieste delle persone anziane in direzione di equilibri nuovi.

La nostra società sicuramente non favorisce un invecchiamento che aiuta il riadattamento a nuovi equilibri della persona: il venir meno della famiglia nella sua accezione primordiale di mutuo aiuto e condivisione, i figli che vivono gran parte della giornata lontani da casa per lavorare, i nipoti che sono impegnati sull’arco dell’intera giornata come se lavorassero come i genitori, ecc. fanno sì che l’anziano si ritrovi solo a casa, anche per molte ore al giorno, o al massimo con l’accompagnamento di una badante, che su un piano affettivo e relazionale non può essere considerata un sostituto familiare. L’anziano vive quindi una condizione di isolamento che può insorgere dalla mancanza di attività, dal trovarsi solo per lunghe ore della giornata, e spesso nel cuore dell’anziano fa capolino una domanda seria e pericolosa per le sue conseguenze: “Servo ancora a qualcosa, a qualcuno?” oppure “C’è ancora qualcuno a cui io interesso?.
Inoltre, la paura e la sensazione di non essere più autosufficienti e padroni di sé e dei propri atti può generare atteggiamenti che, agli occhi di chi circonda l’anziano, possono sembrare improvvisamente capricciosi, testardi, poco collaborativi, egoisti.

Genera ha negli anni costruito un modello di approccio alla cura dei bisogni degli anziani, sviluppando servizi differenti in grado di incontrare tutte le fragilità che possono caratterizzare questa fase della vita di ognuno di noi. Vogliamo quindi raccontarvi con il nostro occhio le esperienze che viviamo quotidianamente nei servizi che abbiamo sviluppato: i centri diurni e gli habitat terapeutici che divengono contesto dove la relazione si prende cura delle persone che li vivono; i custodi sociali di Milano e di Bollate, dove il lavoro si fa sul campo, senza setting definiti e costruiti; l’RST (residenzialità sociale temporanea) dove l’emergenza abitativa si trasforma in occasione di relazione e continua crescita personale.

È esattamente la relazione il motore che porta tutti noi a pensare, progettare e vivere i servizi per il nostro futuro . Relazione che costruisce, che fa sentire a casa, che abbatte i muri della distanza sociale, economica, del colore della pelle, della solitudine, della malattia.

Relazione che fa sentire accolti, capiti, sostenuti, curati (nell’accezione del prendersi cura), riconosciuti, vivi, ancora utili e capaci. Curare la relazione è quanto ogni giorno siamo chiamati a fare nei nostri servizi, perché diventi occasione di resilienza.

Abbiamo appena inaugurato un nuovo servizio che ha come suo unico carburante proprio la relazione. La Casa dei Tigli è un appartamento che abbiamo in Via Scialoia, 7 sopra il Nido dei Tigli, nostro servizio storico in zona Affori.

La Casa dei Tigli è la nuova C.A.S.A (comunità alloggio sociale anziani, dalla DGR 7776 di Regione Lombardia) per 8 anziani che sceglieranno di vivere insieme ad altre persone perché non possono o vogliono più stare soli a casa

Articolo di Andrea Coden, responsabile area anziani

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