Il metodo svedese partecipato dalle famiglie

Riflessioni attorno alla costruzione del modello del Nido dei Tigli su ispirazione del metodo svedese, detto anche partecipato dalle famiglie.

Premessa e analisi del contesto attuale:

La prima bozza di questo scritto é nata in un periodo molto differente a quello odierno.
Avremmo scelto questa proposta anche in tempi non straordinari, farlo proprio ora è anche utile per limitare il tempo di permanenza di adulti all’interno della struttura, come richiesto dalle normative.  Per il Nido dei Tigli, le famiglie e la relazione che gradualmente costruiamo insieme, è il cuore del lavoro, a partire dalla valorizzazione della famiglia stessa come la massima esperta del proprio bambino.

I perché di una scelta:

Perché il lavoro educativo è in continua evoluzione, perché ci siamo spogliate della risposta “si è sempre fatto così”, perché la contaminazione e l’ascolto di altre esperienze ci permettono crescita ed evoluzione, e ci allontanano dalle cristallizzazioni che potrebbero nascere da agiti routinari e di cui non si ricorda il senso.

Quindi, perché no?

L’intenzionalità sottesa è quella di mettersi in gioco e sperimentare l’ambientamento il soli tre giorni, anche grazie alla formazione e alle esperienze documentate, fino ad arrivare a proporre il modello del Nido dei Tigli su ispirazione del metodo svedese, detto anche partecipato dalle famiglie.
Altri stimoli che ci avevano orientato in questa direzione riguardano l’osservazione del contesto sociale in cui viviamo e la contaminazione offerta da Educatrici che hanno portato l’esperienza da altri servizi. Siamo tenute, in un’ottica di accoglienza della famiglia, ad ascoltare realmente i bisogni che ci portano, anche quelli non espressi e a proporre risposte il più possibile adeguate. Negli ultimi anni troppo spesso i genitori hanno reagito a bocca aperta davanti alla nostra proposta temporale di 2, 3 settimane da dedicare all’ ambientamento. Troppo spesso abbiamo ascoltato di ricadute spiacevoli sul posto di lavoro e acrobazie di organizzazione famigliare che prevedevano un precisa e affinata rotazione di nonni, baby sitter, parenti lontani. Nel contesto attuale tutto questo é marcato ancor di più.
E’ con lo sguardo attento su queste premesse che siamo state in ascolto di colleghe che hanno già avuto modo di sperimentarsi in un approccio simile in altri contesti educativi. Non abbiamo fatto altro che tradurre per il Nido dei Tigli quello che abbiamo raccolto e di conseguenza progettarlo a misura per noi.

Gli obiettivi previsti:

Nel proporre questo approccio ci attendiamo che il genitore o l’adulto di riferimento potrà sentirsi più sicuro perché avrà modo di osservare per un tempo maggiore, o diluito diversamente, come l’educatrice si relaziona con il bambino, con l’adulto, con l’ambiente, come si muove e come è scandita una buona parte di giornata. Il genitore e il bambino esplorano insieme il nuovo ambiente, conoscono l’ educatrice , i nuovi bambini vivendo molte delle routine previste (spuntino,sonno mattutino, pranzo ,sonno pomeridiano, cure del corpo). E’ il genitore ad occuparsi del bambino; l’educatrice investe un ruolo prettamente osservativo, affianca il genitore, ascolta ed entra in contatto con loro in modo graduale diventando man mano una figura familiare per entrambi.
Coccoliamo gli adulti offrendo loro tisane e caffè, e immancabile è il cioccolato, soprattutto fondente, che  favorendo la produzione della serotonina, è nostro alleato nel prendersi cura del cuore e dell’umore.
Il primo saluto è proposto in modo individualizzato, e tiene conto delle reazioni dei protagonisti coinvolti, del loro sentire, in equilibrio con i bisogni famigliari.

In una parola: spontaneità.

“Immaginatevi di essere appena nate insieme al Vostro bambino. Immaginate di frequentare tutti I giorni la casa di una cara amica, un luogo caldo, accogliente, in cui lei e i suoi figli vi invitano a stare tutti I giorni per un po’, offrendovi attenzioni, cure, sguardi d’affetto, cibo, e uno spazio comodo per voi. E dopo qualche giorno, magari per alcune di voi più di 3, per altre anche meno, dovete uscire per tutto il giorno, ma senza portare il vostro bimbo con voi. Sentite di poterlo lasciare? Certo, la vostra amica non conosce bene il Vostro bimbo, non di certo come voi, ma voi conoscete lei, sapete come si relaziona con i suoi, avete vissuto le attenzioni che vi ha riservato. Conoscete lo spazio in cui lo lascerete e cosa avverrà in un determinate orario. E anche il Vostro bambino lo saprà, perché l’ha vissuto con voi. Vorrà dire che non piangerà? no, vuol dire che potrebbe piangere e che lei lo consolerà, e saprete come lo farà, perché lei vi ha viste consolarlo e voi avete visto lei con I suoi figli.
Crediamo che questo sia un processo di costruzione della relazione di fiducia, parola che tanto nominiamo, ma che sottolineiamo essere in costante costruzione, non un pre requisito. Questo racconto per dire che il Nido non è la casa di una cara amica, è un luogo sconosciuto che solo vivendo si può scoprire. Per dire che l’equipe del Nido non è composta da amiche ma da professioniste che con autentico interesse alle famiglie le accolgono e le osservano nella loro unicità. Per dire che vi meritate del tempo per osservarci, studiarci e vedere come ci muoviamo. Per decidere se fidarvi visto che ci affidate quanto di più prezioso per voi. E noi, anche se non con poche difficoltà, scegliamo di lasciarci osservare, di farvi entrare e vivere con noi la quotidianità del Nido, perché è solo attraverso il Vostro sguardo su di noi che voi potrete costruire la fiducia.
Ecco cosa ci piacerebbe accadesse, ecco cosa progettiamo che accada:
partire da una situazione artificiale per arrivare alla spontaneità”.

Articolo di Sara Albergoni, coordinatrice del Nido Dei Tigli

Le foto in questo articolo sono tutte foto di repertorio, scattate prima dell’emergenza sanitaria.

Rimani in contatto con noi

© Copyright – Genera Società Cooperativa Sociale Onlus – Società trasparente | privacy & cookie policy | informazioni all’utente