Gli Habitat Terapeutici

Gli habitat terapeutici – il Cdi di Grace

Abitare è un concetto dinamico che racchiude in sé spazi, luoghi e relazioni.

Per habitat terapeutico si intende una serie di condizioni -fisiche, percettive e relazionali – che consentono le  migliori condizioni di benessere per l’individuo.

La cooperativa Genera, insieme a Lab.i.r.int (Laboratorio del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, dedicato al progetto di Habitat Sperimentali), lavorano insieme per progettare e sperimentare ambienti e strumenti per habitat terapeutici per malati di Alzheimer.

Il centro diurno integrato Grace nasce nel quartiere Figino di Milano come luogo di cura, di lavoro, vita e studio.  Gli ospiti partecipano alla vita quotidiana del quartiere con un caffè al bar, la lettura di un libro nella biblioteca sociale, chiacchierando su una panchina, guardando il bambino giocare nel parco. Grazie all’ubicazione del borgo, naturalmente protetto e a misura d’uomo.

Al centro della cura c’è la persona, l’ambiente risulta condizionante per la qualità di vita.

La persona affetta da demenza subisce una modificazione nelle sue capacità di interazione con la realtà.

Nonostante le compromissioni, la persona conserva il bisogno di autostima e di autoefficacia, il desiderio di esprimere i propri pensieri e le proprie  emozioni. I deficit cognitivi portano a vivere una situazione di   frustrazione e sono responsabili di disturbi del comportamento quali la rabbia e l’agitazione.

Le innovazioni dell’approccio alla cura di questo tipo di malati, prevedono trattamenti non farmacologici, affiancati a quelli farmacologici.

Il nostro obiettivo non farmacologico si ispira al modello Gentlecare ideato dalla dottoressa Moyra Jones alla fine degli anni novanta in Canada. Si tratta di un approccio cosiddetto ‘protesico’, volto alla costruzione intorno al malato di spazi abitativi sicuri, familiari, facilitanti e al tempo stesso stimolanti, che gli consentano di ridurre al minimo le situazioni stressanti e di far riaffiorare il ricordo affettivo, riattivando abilità utili alla propria autonomia e rinforzando le capacità di base.

Le terapie non farmacologiche, combinate con trattamenti farmacologici, possono migliorare significativamente la qualità della vita dei malati. In questo senso, l’ambiente può essere considerato un’importante modalità di trattamento non farmacologico, riducendo i disturbi comportamentali e agendo come una sorta di ‘protesi’ nella compensazione dei deficit cognitivi.

La Casa di Pina

La realizzazione della “Casa di Pina” è un esempio di habitat terapeutico: è una stanza in cui una parete debitamente attrezzata con tre ante scorrevoli, apre tre scenari domestici distinti (sala, cucina, camera da letto) a cui corrispondono dei pannelli in corrispondenza delle altre pareti richiamando l’ambiente dedicato ed in cui i mobili in stile retrò, sono accessoriati con oggetti  coerenti con lo scenario. Di fronte a comportamenti di affaccendamento o wandering, la possibilità trovarsi in un contesto casalingo protetto e sicuro in cui manipolare oggetti del quotidiano,   senza sovra stimolazioni, dà un senso di piacere e benessere, attenuando i disturbi del comportamento.

L’operatore, mediatore all’interno di questo contesto di cura, favorito dall’habitat ’facilitante’, riduce a sua volta lo stress della cura, consolidando una relazione con il malato, che consente una collaborazione maggiormente efficace.

Il cielo in una stanza

Un altro esempio è “Il Cielo in una Stanza”, una sala dove in alcuni momenti della giornata è possibile vedere ed ascoltare brevi documentari sulla natura        accompagnati da musica classica, montaggi ad hoc sullo sport, con audio e sigla originali, ecc.

Questo tipo di stimolazione audio visiva può, insieme sempre alla presenza e alla mediazione dell’operatore, essere vissuto come momento di piacere e benessere. Sicurezza, funzionalità e piacere sono i temi fondamentali che accompagnano il    nostro lavoro di cura dove al centro c’è la persona ed in cui la flessibilità della relazione e l’habitat sono gli attori della riattivazione dell’autostima e del benessere.

Articolo di Cristina Losito, Capo-casa di Grace

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