Curare o prendersi cura?

Curare o prendersi cura?

Come tutti sappiamo purtroppo non esiste una cura, ad oggi, per la Sindrome di Alzheimer. L’approccio farmacologico cerca di mitigare e rallentare l’avanzare del decadimento cognitivo, mentre quello non farmacologico stimola e sostiene le capacità residue della persona, per garantire una vita quotidiana il più possibile stimolante, piacevole, con un coinvolgimento attivo della persona.

L’approccio non farmacologico apre anche un’altra importante prospettiva: considerare la persona con demenza non un malato “da curare” ma una persona di cui “prendersi cura” per salvaguardare le fragilità, aumentarne l’autostima  e il piacere di una vita quotidiana ancora in contatto con le persone che la circondano. Garantire un’esperienza di vita piacevole e non frustrante.

Questa dimensione ha cambiato completamente il punto di vista, introducendo nuove dinamiche nella relazione terapeuta-persona con demenza-famiglia. “Prendersi cura” può essere associato all’approccio di “favorire i comportamenti”, cioè non cercare di correggere quelli riconosciuti come “anormali” dalla maggioranza della società, ma cercare di assecondarli, rassicurando le persone con demenza, permettendo loro di sentirsi a proprio agio, stimolando i loro ricordi e assecondandone le preferenze personali.

La dimensione del “Prendersi cura” apre a una nuova dimensione progettuale. Come progettisti, spesso ci viene richiesto di rispettare parametri tecnico-prestazionali e di sicurezza, come per esempio disegnare mobili ed oggetti dagli angoli arrotondati per evitare ferite accidentali o l’utilizzo di materiali di pavimentazione adeguati ad evitare cadute.

Al contrario, “Prendersi cura” di una persona con Sindrome di Alzheimer significa considerare come variabili del progetto non solo gli aspetti ergonomici e tecnici, ma anche quelli antropologici, emotivi e relazionali. Il benessere sociale, la possibilità di poter instaurare relazioni appaganti, la possibilità di sfogare lo stress dovuto dalla malattia attraverso dispositivi ambientali che stimolano piccoli gesti, un’adeguata stimolazione sensoriale, etc.. Sono tutti aspetti importanti per la progettazione di luoghi per la cura efficaci, ma che allo stesso tempo non dimenticano di dover essere belli, piacevoli, stimolanti e rassicuranti, ma anche il grado di stimolare adeguatamente le capacità residue di ogni persona che li vive, con dignità e benessere.

Possiamo considerare questo approccio molto vicino a quello human-centred, che mette la persona al centro, e focalizza ogni intervento sui bisogni e le abitudini degli individui. Come progettisti, per riuscire a comprendere i reali bisogni delle persone con demenza, diventa fondamentale favorire una proficua collaborazione interdisciplinare che coinvolga i caregiver, i più diretti interpreti e conoscitori della persona, e i terapeuti, le figure mediche in grado di delineare gli specifici bisogni terapeutici.

Contributo di Lab.I.R.Int, il laboratorio di innovazione e ricerca sugli interni del Politecnico di Milano

Rimani in contatto con noi

© Copyright – Genera Società Cooperativa Sociale Onlus – Società trasparente | privacy & cookie policy | informazioni all’utente