Blue Monday e lo sforzo di essere felici ad ogni costo

Blue Monday e lo sforzo di essere felici ad ogni costo

È possibile individuare con esattezza il giorno più triste dell’anno?

Pare di sì, stando all’equazione formulata da Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff che nel 2005 affermò di aver scoperto un metodo capace di determinare quale giorno sarebbe stato il più infelice.
Ed ecco il “Blue Monday”, il lunedì più triste dell’anno per gli abitanti del nostro emisfero. La giornata che solitamente cade nel terzo lunedì di gennaio, quest’anno è prevista per lunedì 17.

L’obiettivo principale del ricercatore era in realtà puramente commerciale. Scoprire quando le persone sarebbero state più propense ad acquistare viaggi per aiutare le agenzie nell’individuare i fattori motivazionali alla base degli acquisti. 

Gli elementi dell’equazione originale sono: il tempo passato dal Natale, i debiti, il proprio salario mensile, le condizioni atmosferiche, quanto tempo è trascorso dal fallimento dei propositi fatti per il nuovo anno, le basse motivazioni e la necessità di agire. Conoscere tutti questi dati facilita predire la volontà delle persone di programmare e comprare il viaggio dei propri sogni per fuggire dalla tristezza. Oggi l’equazione, se fosse effettivamente valida, dovrebbe comprendere anche quanto il Covid sta incidendo nella vita e nelle scelte di ciascuno. 

L’idea sottesa consiste nel ritenere che, quanto maggiore è il senso di fallimento provato verso il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, tanto più elevata sarà la spinta ad agire per ritornare ad avere una migliore stima di sé e tornare a essere felici.

Essere tristi viene considerato un male da combattere. Ma è proprio così? L’infelicità è davvero un nemico da sconfiggere? O è uno stato transitorio della nostra mente che può aiutarci a ritrovare un’armonia? 

La tristezza è una delle emozioni fondamentali, insieme a rabbia, paura, disgusto e felicità. È condivisa tra tutti gli esseri umani: a qualunque latitudine siamo, riconosciamo subito un volto triste e possiamo anche immaginare cosa quella persona stia provando. Siamo in grado di capire quello che una persona sente e perché agisca proprio in quel modo. 

Le emozioni sono una sorta di “gps” del mondo interiore: orientano il comportamento e danno significato a quello che sta accadendo. Così la tristezza ci indica da una parte che qualcuno, o qualcosa, manca; dall’altra, manifesta il fatto che non siamo riusciti a raggiungere un traguardo. Ci sentiamo tristi quando siamo stati lasciati, siamo soli o quando non siamo stati abbastanza bravi nell’ottenere un risultato. I bambini piangono per la tristezza quando i genitori non sono presenti e il pianto diventa un richiamo per ottenere la loro amorevole attenzione. 

La tristezza ci fa rallentare e pensare. Generalmente, quando siamo sconfortati, avvertiamo l’esigenza di rimettere in ordine i nostri pensieri e le nostre emozioni; è un aiuto per rielaborare quello che è andato storto e per programmare nuovi obiettivi. La tristezza fa avvicinare a noi le persone che ci vogliono bene così da riceverne cura e affetto quando più ne abbiamo bisogno. 

Essere tristi non è sbagliato, sebbene sembra che ci venga chiesto di essere perpetuamente felici e in continuo movimento verso nuovi traguardi. Oggi viviamo in un’epoca che fatica ad accettare l’infelicità. 

Tuttavia, alcune volte abbiamo la sensazione che la tristezza non ci voglia proprio lasciare, nonostante pensiamo di dover essere felici grazie a una vita potenzialmente piena di ciò che molti ritengono soddisfazioni. In questi casi, la cosa più importante è fermarci e spostare l’attenzione dagli sforzi che stiamo facendo per contrastare la tristezza, ai pensieri e alle emozioni di quel momento. Occorre accoglierli e lasciar loro spazio perché pensieri ed emozioni sono una bussola per iniziare a fare ordine, dare un senso al nostro stato e immaginare degli obiettivi successivi. 

Un’altra strategia consiste nell’agire sul corpo: sorridere, ad esempio, aiuta a star bene perché attiva i circuiti neuronali della felicità. Oppure possiamo fare esercizio fisico: attivare il corpo permette di contrastare il rallentamento dato della tristezza e attiva i neurotrasmettitori del piacere e della ricompensa che aumentano la sensazione di benessere. Un’ulteriore strategia implica la relazione con altre persone: la condivisione con una persona di cui riconosciamo l’affetto verso di noi aiuta a superare un momento difficile. A volte basta solamente che qualcuno ci stia accanto silenziosamente e ascolti le nostre sofferenze per sentirci capiti e accettati. 

Infine, riconoscere che la tristezza è un’emozione transitoria può aiutare a darci sollievo perché anch’essa finirà e sarà seguita da una sensazione più piacevole. Le emozioni sono come le nuvole nel cielo: passano, si trasformano e non possono essere bloccate. 

Se tutto ciò non dovesse essere sufficiente, il supporto di un professionista della psiche potrebbe essere d’aiuto per gestire insieme un momento particolarmente difficile della vita. 

 

Il centro Tangram si integra nella storia della Cooperativa Tuttinsieme perseguendo l’interesse generale della comunità, la promozione dell’integrazione sociale e il benessere psicologico delle persone. La nostra scelta è quella di garantire a tutti il diritto al benessere psicologico con percorsi a tariffe calmierate 

Proponiamo percorsi di consulenza e terapia individuali, di coppia e familiari per adulti, adolescenti e bambini.
Svolgiamo percorsi di diagnosi e prima certificazione per i Disturbi dell’Apprendimento.
La nostra équipe specializzata è accreditata presso l’ATS Città Metropolitana di Milano (ex ASL di Milano).
Eseguiamo riabilitazione logopedica, supporto all’uso degli strumenti compensativi consigliati e alla costruzione di un metodo di studio adeguato. Alle scuole forniamo consulenze, progetti psicopedagogici e sportelli.   

Contributo a cura di:
Francesco De Angelis

Responsabile di Telegram
francesco.deangelis@equacooperativa.it 

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