Abbandonare il delirio di onnipotenza, accettare la trasformazione

Abbandonare il delirio di onnipotenza, accettare trasformazioni e cambiamenti

Ogni istante che viviamo fa riferimento ad un preciso set di condizioni, che mutano continuamente. La luce, l’aria, ma soprattutto gli elementi più fisici e tangibili, fino ad arrivare ai nostri stessi corpi, cambiano continuamente. Questo lo percepiamo con i sensi, soprattutto con la vista, quindi partecipiamo ad una vera trasformazione. Perché il termine trasformazione, rispetto al più generale cambiamento, contiene nella sua etimologia la parola forma, che fa riferimento all’aspetto che qualcosa assume, alla sua dimensione fisica ed estetica.

La trasformazione è quindi una conseguenza dell’ineluttabile passaggio del tempo su qualcosa di vivo. Succede al colore dei nostri capelli, come al vino nelle botti: qualcosa cambia.

Senza entrare nella sterile diatriba se questo cambiamento sia in meglio in peggio, l’importante è prenderne coscienza, in modo consapevole e sereno.

Questo vale sia per la trasformazione che ci tocca personalmente, che se ben “ascoltata” potrà rivelare aspetti di noi stessi che potrebbero sorprenderci. Sia anche, e forse soprattutto, per le trasformazioni che riguardano chi ci sta intorno, quelle a cui assistiamo da spettatori e che spesso risulta difficile, a volte anche tormentato, accettare.

Per un progettista questa è una questione importante, ed ha ricadute nel personale approccio metodologico al lavoro. Perché può voler dire essere pronti a rimettere in discussione il proprio ruolo nel progetto. Abbandonare il delirio di onnipotenza della Modernità che fornisce inossidabili soluzioni, ed essere pronti a rivedere, ritoccare, fare passi indietro, accettare le mutazioni e a volte la sopraggiunta inadeguatezza dei materiali e forse anche di tutto il progetto.

Perché se l’obiettivo è quello di disegnare condizioni di benessere per gli esseri umani, non si può che pensare ad un continuo, attento e paziente ascolto. Se poi questi esseri umani stanno sviluppando una loro particolare visione del mondo dovuta a particolari condizioni di fragilità, allora questo ascolto deve essere particolarmente attento, rispettoso e carico di affetto. Un grande affetto per la nostra condizione esistenziale di esseri umani. Fragili, diversi, extra-ordinari. Tutti.

Contributo di Lab.I.R.Int, il laboratorio di innovazione e ricerca sugli interni del Politecnico di Milano

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